“AVANGUARDIE! APOCALISSI?"
Gianfranco Gabaldo è un acuto osservatore di ciò che l'arte propone e ha proposto. Si può dire che è nel suo stile ripercorrere gli artisti dell'avanguardia, con un approccio sicuramente concettuale: dietro un'apparente semplicità d'esecuzione, nei lavori di Gabaldo si intrecciano sussulti e piacevoli indagini su tecniche, misure introspettive e tematiche, Ne consegue un interessante "divertissement" che fa un po' il verso a quella parte di pubblico distratto la quale, guardando un taglio di Lucio Fontana o un monocromo di Yves Klein, esplode in commenti del tipo "lo saprei fare anch'io". Ecco che Gabaldo affronta impegnativi contesti culturali attraverso "ciò che è stato già fatto", con la consapevolezza di dover rimettere tutto in discussione: i tagli di Fontana diventano un segno nero su fondo bianco e un segno bianco su fondo nero; i monocromi "alla Klein" diventano un omaggio all'artista morto precocemente.
L'artista vicentino si prende un momento di riflessione sull'arte e per l'arte, tra domande e affermazioni, per arrivare nelle apocalittiche rivelazioni presentate con colori simbolici ordinatamente inseriti in geometrie composite e ripetute, come lo è ripetersi della storia. Le opere sono rigorosamente eseguite ad olio su tela. rispettando il percorso tematico affrontato da qualche anno con proponimenti dediti allo studio dei colori inseriti in campiture geometriche regolari. Gianfranco Gabaldo ci invita ad approfondimenti sull'arte intesa come "nutrimento" culturale, e ad una "sensibilità del pensiero" nel riscoprire le avanguardie ponendosi qualche dubbio sulle annunciate apocalissi.
Un invito da parte di Gabaldo a chi ama il dialogo, il confronto e naturalmente i colori.
Graziella Zardo, 7 novembre 2009
"L'ARTE ASTRATTA DI GIANFRANCO GABALDO"
C'è in città una mostra dedicata all'arte astratta, che richiama nelle opere il linguaggio delle avanguardie per poi legarsi alla contemporaneità.
Gianfranco Gabaldo s'appoggia a modelli geometrici e su questa linea esprime nelle forme la sua idea con rigore ed eleganza per mezzo di opere dalla particolare concentrazione, con cromatismi nei quali la luce e il colore da fievoli avanzano fino a conquistare una decisa intensità. Da qui, seguendo la continuità culturale arriva a Lucio Fontana, ripreso nella verticalità di un segno bianco e di uno nero, campiti su sfondi dall'opposto cromatismo. L'astrazione raggiunge il suo vertice di sensibilità nel richiamo all'infinito reso dalla presenza di un monocromo blu, rivisitato guardando all'assolutezza di Yves Klein.
Maria Lucia Ferraguti, 28 novembre 2009
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