Presentazione
Una premessa sul mio percorso dal figurativo all’astratto: per i miei vari tipi di figurativo mi hanno di volta in volta lusingato definizioni come “rinascimentale”, accennata dal critico Giorgio Pilla, cubo-futurista (Fiorenzo Rizzetto), surrealista ed iperrealista (Luciana Peretti); tuttavia durante il 2007 ho maturato l’idea di dedicarmi totalmente al colore e al non colore, di sperimentare le loro potenzialità direttamente, senza mediazioni, e alla fine ho dipinto il piccolo “Bianco su nero e i colori”, che è diventato per me il manifesto di questo mio programma (dal figurativo senza colori del fiore bianco- pieno sul nero-vuoto all’astratto in calce delle tre tessere-colori fondamentali). Il passaggio però è avvenuto gradualmente; infatti dapprima ancora segni e vaghe immagini, poi l’aniconico con sfumature in semplici scansioni geometriche e Infine il monocromo assoluto con il riferimento ad Yves Klein, al suo blu (l’IKB), al rosa carnicino, all’oro, al giallo, o con lontani accenni (“Il bianco e…” e “… il nero”) a un Malevic e a un Fontana (Graziella Zardo).
Poi le mie vecchie geometrie, pur rimanendo come prima simmetriche, da elementari hanno cominciato farsi più complesse, ad indicare la complessità, in senso generale, dell’oggi. Ecco allora in un intersecarsi di cerchi ed archi i colori simbolici di valore escatologico (il bianco-la peste, il rosso-la guerra, il nero-la fame, il verde-la morte) inseriti in un ordine sì apocalittico ma in modo leggero, senza tragicità; ed ecco i lavori del 2010, in cui negli schemi del rombo, gradualmente allungato, le nuove astratte stagioni, tasselli disordinati di varie forme, colori e gradazioni (prevalenti l’azzurro-primavera, il rosso-estate, il giallo-autunno e il dal bianco al nero-inverno). Infine l’accenno a un oggi che i progressi di scienza e tecnica inducono ad ipotizzare come un post-human, ma che è visto dall’uomo comune o “vecchio” con la ragione in bianco e nero e col sentire in un morbido grigio, come un senza dolore e senza colore né bianco né nero.
___ GfGabaldo
Gabaldo: l’estetica della ricerca
•Gabaldo è pittore che ha posto la luce al centro di una riflessione continua e grazie ad essa ha ottenuto nuove conquiste artistiche evolvendo il proprio stile fino a giungere all’astrazione pura.
•Già durante il suo primo periodo figurativo, durato fino al 2006-2007, i paesaggi naturali vengono rappresentati con un senso panico e universale veicolato dalla luce. Un profondo mistero, un senso di sospeso aleggiavano dentro ad una luce già avviata ad una proiezione onirica.
•Con il 2006-2007, Gabaldo approfondisce la riflessione sulla luce e si muove ad una contaminazione della figura in senso dinamico cubo-futurista. Il dinamismo della luce taglia in differenti momenti la figura, alla fine bloccata, serrata in un istante fermo, in un’apparente stasi. Caratteristica del resto già individuata dalla Ferraguti nel 2004.
•Successivamente il potere della luce viene da Gabaldo impegnato per sfumare i colori dando avvio alla dialettica luce-colore a cui si associa il fondamentale apporto della linea-segno. Organizzando per temi ciclici l’opera, ora Gabaldo sostituisce la rappresentazione della natura con un libero cromatismo, pregno di atmosfera e sottile malinconia attraverso il quale apre ad una poetica esistenzialistica. Il fruitore si ritrova impegnato in una riflessione personale, intima e liberatoria perché svincola dalla consuetudine quotidiana e afferma una nuova ragione. Qui ogni colore poetizza uno stato d’animo che dialoga romanticamente con l’abisso del proprio io, volto all’infinito, in un verbo, all’ “infinitarsi”. In quello stesso approfondimento artistico con cui giungerà all’aniconico o all’assoluto di un monocromatico.
•Con il 2008 riemerge in tutta la sua valenza la linea, il segno. Attrazione dell’astratto. E ancora una volta in funzione compositiva. E, meglio diremo, una funzione di sintesi, di stilizzazione formale di elementi naturali in simboli geometrici, icastici e apparentemente alchemici. In essi, con equilibrio e precisione, si sposa il cromatismo in tutta la sua portata offrendosi a noi, quali derivati di un codice semantico aristocratico ed elitario. Nascono così scacchiere vibranti e non algide né troppo razionali, in quanto i singoli elementi giocano su diverse tonalità, pazientemente elaborate sotto un luminismo coinvolgente, pregno di atmosfera.
•Di tutto ciò fin qui detto, i “Dedali” rappresentano l’esito ultimo e riassuntivo. Metafora dello stesso percorso artistico dell’autore mosso sempre a districarsi tra molteplici soluzioni, da un approccio sensistico ci spostiamo ad una riflessione direi metafisica sul senso della vita, della ciclicità temporale.
•Alla fine, quella di Gabaldo, si mostra per estetica della conoscenza, della ricerca di una verità, dentro il linguaggio dell’arte, dentro se stessi. Potremmo dire nel senso di Merleau-Ponty quando postula l’arte portatrice di una verità estranea ad ogni dogma, che unisce sensazione e pensiero, senso ed intelligenza donando visibilità a ciò che la visione comune ritiene invisibile: provocando nell’artista e in noi, stupore per un’esistenza sempre ricominciata nell’opera d’arte.
_____ Mauro Fantinato, Presentazione della Mostra, 03/07/2010
Nascono gli ultimi nove lavori dal titolo "Dedali" di Gianfranco Gabaldo dal desiderio di perfezionare il percorso tracciato nel tempo, di proseguire sulla metamorfosi dal figurativo in astratto, in pittura. Il riferimento avviene con lo scritto, che accompagna l'esposizione delle nuove opere, attraverso immagini dal "minimo riferimento" verso i quattro elementi della natura: aria, fuoco, terra e acqua. È un aperto richiamo al colore nei lavori lontani dalla realtà, attraverso superfici geometriche bidimensionali, in composizioni variate ed armoniche, prive di un centro, che manifestano attraverso il lieve dinamismo cromatico, la bellezza del suo ritmico variare. Sono lavori metaforici dove si descrive la visibilità dei quattro elementi della natura astratti. Attraverso combinazioni entrano cerchi ed archi che rendono le idee del passaggio temporale. Uno sviluppo ulteriore è il lavoro monocromatico, metafora di uno stato dell'anima, dove il perlato colore filtra una luce morbida e vellutata.
L'artista ha al suo attivo numerose mostre nazionali ed estere.
___ Maria Lucia Ferraguti, La Domenica di Vicenza, 10/07/2010
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